Meno antibiotici, più cure naturali

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Gli antibiotici comportano un rischio aumentato, dato che un ricorso al farmaco immotivato non solo danneggia l’organismo, ma comporta una fortificazione di quei batteri che si intendeva distruggere, data la tendenza dei microrganismi a divenire sempre più resistenti alle terapie farmacologiche.

A testimonianza di quanto sradicare una cattiva abitudine e instillare consapevolezza presso l’opinione pubblica risulti spesso un’impresa disperata, la recente Giornata sull’uso prudente degli Antibiotici ha portato alla luce l’esistenza di un trend ancora lontano dall’assistere ad un calo e la presenza di un ricorso smodato, soprattutto nel nostro Paese.

Anche a fronte di campagne informative condotte su vasta scala, in Italia si consumano ancora antibiotici pari a 27,8 dosi ogni mille abitanti, misura che colloca il nostro Paese ai vertici della particolare classifica continentale che ha visto l’Olanda occupare l’ultima posizione. in virtù di un consumo più che ragionevole (10,8 dosi) e la Grecia indossare la maglia nera con 34,6 dosi.

I problemi derivanti dalla farmaco resistenza, fenomeno clinico che definisce l’assuefazione dei batteri ai medicinali e la conseguente genesi di nuove classi batteriche in grado di resistere alla loro azione, sono ormai ampiamente noti e comprendono, oltre a nuove possibili epidemie sanitarie, la necessità di intervenire su un settore della ricerca farmaceutica che si trova prossimo all’abbandono e che necessiterebbe invece di nuove strutture e nuove formule per far fronte all’emergenza.

Secondo i dati diffusi dall’European Center for Diseases Control (Ecdc) pare dunque che gli errori individuali siano destinati a riverberarsi presto nella nascita di nuovi batteri dalle caratteristiche ancora ignote e che la lotta per sradicare la piaga che minaccia il Vecchio Continente sarà lunga e difficoltosa, almeno quanto quella che ci vede impegnati a combattere una cattiva abitudine.