Il caffè non fa male al cuore

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Secondo i ricercatori americani, la sensazione di tachicardia e palpitazione che può colpirci dopo l’assunzione di caffè resta, appunto una semplice sensazione.

In base ad una associazione di idee piuttosto empirica e poco fondata, si è ritenuto per decenni che le sostanze eccitanti presenti nel caffè andassero lentamente a danneggiare le funzionalità del cuore, data la loro supposta capacità di alterarne il ritmo in modo temporaneo durante le fasi immediatamente successive all’assunzione e alla metabolizzazione della sostanza.

Come spesso accade per tutto ciò che è basato su semplici intuizioni, l’assunto è stato recentemente sfatato da una ricerca condotta dall’Università di California, giunta a porre fine ad una delle più antiche diatribe che la medicina conosca e ad attestare l’assoluta assenza di danni cardiaci in caso di consumo di caffè.

Secondo i ricercatori americani, la sensazione di tachicardia e palpitazione che può colpirci dopo l’assunzione di caffè resta, appunto una semplice sensazione, priva di un corrispettivo effetto biologico, dato che in realtà la caffeina sembrerebbe non alterare affatto ritmo e funzionalità del cuore.

Prendendo in esame un campione statistico pari a 1388 volontari, i medici californiani hanno proceduto ad analizzare il battito cardiaco dei soggetti mediante elettrocardiogramma, scoprendo così che la nutrita porzione di individui (840) che faceva consumo abituale di caffè non presentava nessuna sostanziale differenza a livello cardiaco rispetto ai loro colleghi che invece rifuggivano caffè e consimili.

Discorso analogo vale per tè e cioccolato, anch’essi basati su un principio attivo di tipo alcaloide, simile alla caffeina, e anch’essi imputati di andare ad interferire con il corretto svolgimento delle funzionalità del cuore.

Lo studio pubblicato sul Journal of American Heart Association autorizza dunque ad un regolare e moderato consumo di caffè e sfata uno di quei tanti miti medici in base al quale si è cercato di tradurre un’esperienza empirica in un sistema teorico coerente, senza tuttavia che sia mai sopraggiunta una sola prova a testimoniare la bontà del nesso istituito.